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Abbiamo chiesto a Martina, una delle partecipanti al Citizenthon che si è tenuto a Matera il mese scorso, di condividere con noi la sua esperienza. Ecco il suo contributo. 

Buona lettura!

Il gioco può coinvolgere il mondo

Martina ci racconta il suo Citizenthon

Il gioco, pur restando un gioco, può coinvolgere il mondo” diceva il noto scrittore Gianni Rodari.

E se invece un gioco riuscisse a salvarlo, il mondo?

È la sfida che pone Future Citizens Game, il gioco creato da Pot in Pot e Materahub, nell’ambito di European Future Citizens, progetto europeo che intende promuovere la cittadinanza attiva e lo spirito di iniziativa per costruire città più sostenibili in tutta Europa.

Il gioco è nato anche grazie all’ausilio e alla collaborazione di giovani lucani dai 16 ai 35 anni che hanno partecipato agli incontri di co-creazione fin dall’inizio del progetto.

Il 19 e il 20 giugno 2024 si è svolta la seconda fase del lavoro: il Citizenthon, il primo test ufficiale del gioco per le vie della città di Matera.

Io sono una di questi/e giovani e ho partecipato al Citizenthon italiano. Ma perdonatemi, non mi sono ancora presentata: mi chiamo Martina e sono una Cittadina del Futuro. O meglio, una Cittadina del Presente che vuole contribuire alla costruzione di un vero futuro per il nostro pianeta.

Questa è la ragione per cui ho deciso di prendere parte al progetto e, a seconda fase conclusa, non posso che confermare l’entusiasmo che mi ha mossa fin dall’inizio.

Ma lasciate che vi racconti la nostra avventura.

Una missione.
Due gruppi di ragazzi/e in giro per la città.
E tanto sole. Perché, diciamocelo, le sfide facili non piacciono a nessuno.
Il nostro viaggio nel presente/futuro inizia proprio così.

Il gioco ci presenta:

  • Ecotopia
  • Misinformia
  • Solitaria
  • Tecnotopia

quattro civiltà immaginarie del passato, estinte rispettivamente a causa di:

  • crisi ambientali
  • disinformazione
  • comunità fratturate
  • progresso tecnologico incontrollato.

Il nostro obiettivo è quello di imparare dai loro errori e trovare soluzioni concrete per la costruzione del nostro futuro. Per far questo è necessario superare delle prove, mettersi in discussione e, soprattutto, coinvolgere le persone attorno a noi. Come? Facendo domande, proponendo azioni concrete e conoscendo il loro approccio alla salvaguardia del pianeta, anche solo con piccoli accorgimenti.

Ed è stata proprio quest’ultima, per me, la parte più bella e divertente del gioco. Attraversare il confine tra noi stessi e gli altri è sempre molto difficile eppure, una volta fatto il primo passo, si scopre un vero e proprio mondo, in cui la strada si percorre insieme e il percorso si costruisce pian piano, passo dopo passo.

È meraviglioso vedere come, ognuna delle persone che abbiamo coinvolto (o disturbato? Non lo sapremo mai) abbia avuto una reazione differente e inaspettata. C’è chi si è rivolto a noi da subito con entusiasmo, chi con uno scetticismo iniziale trasformatosi, poi, in curiosità e voglia di saperne di più. Con tutti, però, si è creata una vera connessione. Con alcuni nata dalle sfide pratiche che il gioco proponeva, con altri dalla maggiore consapevolezza del futuro che man mano emergeva durante la missione, con altri ancora dai racconti e i pezzi di vita che loro stessi, giocando, ci hanno consegnato.

I temi trattati sono stati tanti e diversi tra loro. I più rilevanti e quelli che hanno sortito un maggiore effetto anche nelle persone coinvolte sono stati l’impronta ecologica e l’eccessivo impatto quotidiano che ha su di noi la tecnologia. Sono temi ampi e complessi, ma che hanno una cosa in comune: sono silenti nell’immediato ma costanti. Ogni giorno, le nostre abitudini lasciano un segno sulla Terra e, in maniera analoga, l’utilizzo della tecnologia agisce sul nostro benessere psico-fisico. Tutto sembra piccolo e innocuo, ma le conseguenze sono, a lungo andare, devastanti. Lo scenario non è idilliaco eppure è la realtà.

Ed è qui che Citizenthon, riesce a “intervenire”. Attraverso un “semplice” gioco, delle sfide divertenti e una giornata di sole con gli amici, riesce a renderci più consapevoli del presente e delle sfide sociali e comunitarie in corso. Ci porta a rimboccarci le maniche e ad agire, non mossi dalla paura, ma da una consapevolezza che ci rende concreti e uniti verso un unico obiettivo.

In quanto Guardiana del Futuro ritengo che il cuore di questa missione stia proprio nel fine del gioco: “trarre lezioni dai fallimenti, per costruire un nuovo mondo”.

Può, quindi, un gioco salvarlo, questo mondo?

Lo scoprirete solo… giocando.